Galleria Museo Palazzo Valenti Gonzaga


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I cardinali

I cardinali

Forse nulla può far meglio intendere la personalità d'un individuo che l'elencazione dei beni che gli sono appartenuti: è appunto il caso del cardinale
Silvio Valenti Gonzaga (nato a Mantova il 1 marzo 1690), la cui quadreria raccolta nella villa romana svela un gusto raffinato, sicuro nelle scelte, deciso ad assicurarsi le tele dei grandi pittori italiani del Rinascimento, come Raffaello, Tiziano, Correggio.
Già a quel tempo la sua raccolta doveva essere famosa, se venne immortalata dal pittore contemporaneo
Gian Paolo Pannini in un quadro in cui si intravede il cardinale che si intrattiene con dei visitatori i quali ammirano le pareti ricoperte da celebri dipinti.

E veramente ricchissima doveva essere, a giudicare dalla descrizione presente nell'inventario, che purtroppo cita con troppa frettolosità i soggetti pittorici, con più precisione le misure e lascia qualche lacuna nell'indicare gli autori. Nonostante questi limiti, la raccolta snocciola nomi importanti, soprattutto rivela che nelle mani del cardinale era quel ritratto di
Baldassarre Castiglione, dipinto da Raffaello quando il noto personaggio era a Roma in qualità di ambasciatore del duca d'Urbino intorno al 1515, poiché il Valenti voleva trarne un'incisione per corredarne l' epistolario.

La sua ammirazione per
Raffaello non doveva limitarsi al fatto di possedere un quadro di sua mano, poiché lo vediamo promotore anche di una serie di riproduzioni delle Logge Vaticane, affrescate dal Sanzio per il papa Leone X, con il risultato di trame un volume di 79 fogli, eseguiti con una tecnica a chiaroscuro, il cui frontespizio mostra una grande scena di stile rococò con lo stemma del cardinale e la tavola dedicatoria sottostante.
Gli interessi umanistici del cardinale rivelano dunque una sensibilità ed una cultura che gli derivano dall' educazione familiare, esercitata da secoli, nella nobile progenie, mediante lo studio e
l'attenzione rivolti all' attività letteraria in particolare, ma anche ad altri settori dell'arte, quali la musica, la pittura e l'archeologia.

Vissuto in famiglia accanto al fratello Odoardo, quando ancora le condizioni della casata potevano assicurare un certo benessere, protetto dall' Austria appena insediata nello stato mantovano, Silvio percorse fulmineamente le tappe della sua carriera ecclesiastica, giacché nel 1724 era già stato nominato Archimandrita di Messina, poi Nunzio apostolico in Belgio ed in Spagna sotto Clemente XII.

Divenuto
segretario di stato del pontefice Benedetto XIV, Prospero Lambertini (Bologna 1675 ­ Roma 1758), mantenne la sua carica sino alla morte, segno d'una perfetta intesa fra i due probabilmente dovuta agli stessi interessi culturali, ma anche sostanzialmente al comune desiderio di migliorare i rapporti tra la Chiesa ed i cittadini, tanto da sfidare le ingerenze straniere.
Numerosi sono i documenti dell'archivio familiare che testimoniano l'importanza delle relazioni personali di Silvio connesse alla sua importante carica di prelato, ma essi rivelano anche i tenaci legami del cardinale con la sua città d'origine nel ruolo di mecenate nei confronti di artisti. Invitò a Roma il pittore Giuseppe Bazzani, che però declinò l'offerta e mantenne un costante rapporto epistolare con Saverio Bettinelli, il quale lo elogiò nei suoi scritti per aver intrapreso la stampa delle lettere di Baldassarre Castiglione. Entusiasticamente, come doveva nei confronti d'un cittadino illustre tornato in patria, la città riaccolse nelle sue mura il cardinale e festeggiò ogni sua affermazione, quasi a dispetto dei funzionari austriaci che ne avevano punito la condotta pacifista.

A Roma, nella villa Paolina dove abitava, accolse per educarli lo scapestrato nipote Carlo ed il fratello Luigi, che seguì le orme dello zio Silvio quale prelato accreditato in Roma, pur essendo «non un genio sublime, ma pieno di pietà e di prudenza e che comincia adesso il corso delle sue nunciature da questa di Lucerna», scrive
l'Andreasi che lo conosceva direttamente più che attraverso le pubblicazioni celebrative.
Ovviamente con l'appoggio del cardinale Silvio, dopo l'ordinazione a sacerdote,
Luigi Valenti Gonzaga (nato a Roveredo di Guà - Vr il 15 ottobre 1725) venne inviato dal pontefice come Nunzio apostolico a Malta, dove fu eletto cavaliere Gerosolomitano e poi commendatore dell'Ordine di Malta. Elevato a dignità cardinalizia, fu eletto presidente della Camera apostolica, quindi Nunzio del papa in Svizzera, a Lucerna appunto, ma anche lontano seguì affettuosamente gli eventi familiari.

Sul piano culturale seguì pedissequamente le orme tracciate dal suo predecessore e nume tutelare, poiché portò a compimento il progetto di Silvio di pubblicare le lettere del Castiglione; inoltre fece stampare a Roma nel 1791 i Commentari di
Scipione Gonzaga; promosse l'iniziativa di approfondire le notizie su Teofilo Folengo e di restaurare la tomba di Dante a Ravenna.
Morì pianto dai poveri a cui aveva lasciato il suo denaro.

Fonte bibliografica:
Testo di
Mariarosa Palvarini Gobio Casali (storica dell'arte), tratto dal volume PALAZZO VALENTI GONZAGA IN MANTOVA a cura di Rodolfo Signorini - Mantova 1993, edito da Banca Provinciale Lombarda, Gruppo Creditizio San Paolo. 



Pierre Subleyras, Ritratto del Cardinale
Silvio Valenti Gonzaga, 1745 ca,
olio su tela, Roma, Galleria Cini



Berretta cardinalizia


Giovanni Cadioli, Ritratto del
Cardinale Luigi Valenti Gonzaga,
Mantova, collezione privata.





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